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viaggiare a 5 stelle

12 agosto 2012

Ok, ok, lo ammetto: sono parziale. Lo dico subito, così, a scanso di equivoci: j’adoooore Qatar Airways, sin dalla prima volta che sono salita su uno dei suoi Boeing, nel lontano 2007, in direzione Abu Dhabi. La mia prima volta nel Golfo e la mia prima volta con Qatariyyah… Chiamai al telefono mia madre, eccitata come una scolaretta, per dirle quant’era figo l’aereo!

E da allora, molte volte sono seguite, vuoi perché Etihad non ha voli diretti su Roma (e comunque, il servizio a bordo della compagnia abudhabina è pessimo), vuoi per gli orari piuttosto convenienti (partendo dagli Emirati con l’ultimo volo serale, si fanno solo un paio d’ore di scalo a Doha, giusto il necessario per il transito e una capatina nell’immenso duty-free, e si arriva in Italia la mattina presto), vuoi perché ha prezzi molto più convenienti di Emirates Airlines senza risparmiare sulla qualità dei mezzi e del personale.

Non c’è ombra di dubbio che le compagnie aeree del Golfo, insieme a quelle dell’Estremo Oriente, siano le migliori al mondo – a provarlo è, per esempio, il fatto che per l’ennesima volta tra le 10 finaliste nella categoria “Migliore Compagnia Aerea” agli Skytrax Awards 2012 (e chi sono io per contraddire Skytrax?) ci fossero Asiana, ANA, Cathay Pacific, Emirates, Etihad, Malaysia, Qatar, Singapore e Thai – ma mi sento di dire che, anche prendendo in considerazione questa crème de la crème, Qatar Airways è comunque un gradino al di sopra delle altre (e per inciso è stata la vincitrice del titolo di “Migliore Compagnia Aerea” nel 2011 e 2012, oltre a essere seconda nella graduatoria della migliore Economy Class e della migliore Business Class e della migliore sala d’attesa per la First Class, terza per il catering in Economy Class e Business Class, e quarta nell’intrattenimento in volo)

Tratta percorsa: Abu Dhabi – Doha – Roma – Doha – Abu Dhabi (xn)

Descrizione del servizio: certamente Qatar Airways si merita tutti i riconoscimenti di cui fa incetta a livello internazionale, basti pensare al servizio a bordo super-professionale (e le loro divise bordeaux mi fanno impazzire!), agli ampi sedili con schermo individuale e al cibo squisito della classe economica, e alla flotta di aerei nuovi, soprattutto Airbus A320 e A330 e Boeing 777.

La compagnia copre oltre 110 destinazioni su cinque continenti, e in Italia offre due voli giornalieri su Milano-Malpensa e Roma-Fiumicino e un volo su Venezia “Marco Polo”, oltretutto con ottimi orari, ma anche un’attesa lunga all’Aeroporto Internazionale di Doha non sarebbe una situazione troppo spiacevole, viste le dimensioni e il lusso del terminal qatarino.

Unico neo i prezzi: bei tempi quando un volo a/r Abu Dhabi – Roma con scalo a Doha costava intorno ai 400 euri, ora, con la fama e gli elogi, purtroppo sono aumentati anche i prezzi e, a meno di trovare offerte speciali, oscillano tra i 600 e gli 800 euri per lo stesso biglietto.

5 cose imparate viaggiando (ma comunque troppo tardi!)

9 agosto 2012
  1. In Qatar è illegale importare alcool nel Paese: se arrivate all’Aeroporto Internazionale di Doha con la vostra bella bottiglia di vodka per sbronzarvi in compagnia degli amici durante il weekend, suddetta bottiglia vi verrà sequestrata, ma – non temete! – in cambio vi sarà rilasciata una ricevuta con data e numero del volo per poterla reclamare in dogana all’uscita dal Paese… se prima non se la scola qualcun’altro!
  2. In Sri Lanka nei giorni di poya (luna piena) non si vende alcool. Negli Emirati Arabi Uniti i dry days sono quelli che precedono festività religiose (Eid al-Adhà, Eid al-Fitr, Mawlid al-Nabi, Laylat al-Mi’raj, Capodanno Islamico). Più o meno la stessa cosa avviene in India alla vigilia di grandi celebrazioni religiose e consultazioni elettorali, ma la legge varia da Stato a Stato.
  3. In Sri Lanka non vendono Marlboro, quindi i cowboy devono riparare su altre marche, tipo Dunhill (che, a pacchetto, comunque costano solo 40 LKR – ovvero 0,25 euri – in più rispetto alle locali Gold Leaf), oppure portarsele dall’estero. In Egitto, invece, il costo di un pacchetto di Marlboro sarebbe di 13 EGP (ovvero 1,75 euri circa), ma quasi tutti applicano un prezzo “per turisti” che può andare dai 15 ai 20 EGP: quanto vicino al prezzo “ufficiale” riuscirete ad arrivare, dipenderà dalla vostra bravura nel contrattare.
  4. Se volete un ricordino dal vostro viaggio in Egitto (o in India), comprate delle stoffe che vi piacciono e fatevi fare qualche vestito: i sarti egiziani, così come quelli indiani, sono rapidi, bravi e super-economici.
  5. Se vi trovate in viaggio in India e state ripartendo, non arrivate all’aeroporto con le tasche piene di rupie per fare gli ultimi acquisti al duty-free: solo cittadini indiani e PIO possono comprare in rupie, mentre tutti gli altri devono necessariamente acquistare con valuta straniera. E non pensate “vabbé, al massimo in aeroporto vado a un ufficio di cambio e con le rupie che mi sono avanzate mi compro degli euri”, perché neppure quello è permesso. Risultato? Se qualcuno ha intenzione di andare in India, per favore mi scriva, ché ho qualche inutile migliaio di rupie che regalo volentieri!

arte araba a Venezia

5 agosto 2012

The Future of a Promise, a cura di Lina Lazar (2 giugno – 20 novembre 2012, Venezia).

The Future of a Promise (Venezia, giugno – novembre 2011)

The Future of a Promise, uno degli eventi collaterali della Biennale di Venezia 2011 che si è tenuto ai Magazzini del Sale, è una collettiva di 22 artisti arabi quanto mai d’attualità dati i rivolgimenti socio-politici che hanno visto per protagonisti i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente nei mesi passati.

Manal Al Dowayan – Suspended Together, 2011

Manal Al Dowayan – Suspended Together, 2011

Da quale paradiso sono scappate le donne / e hanno versato il miraggio / … sul / riposo dei viandanti? / Contrabbandiamo l’acqua del cielo nel nero della sera, / facciamo stillare un sole di rame sul pallore del deserto, / trafiggiamo le dita con le fronde delle palme. / Quale torpore tenta di sopraffare la lucidità delle fanciulle? / Dal cuore invochiamo desideri vitali e un nettare gorgogliante, / dal tempo invochiamo una vita, e dolce pazienza / … dai sentieri invochiamo / una patria / che dissipi la solitudine comune. [1]

Driss Ouadahi – Fences, Hole 2, 2011

Ecco qui il posto dove sono nato, meno di trent’anni fa. […] Guarda le baracche da cantiere: era la città di transito. […] Per 18 anni ho vissuto in transito e questa permanenza del provvisiorio è rimasta impressa per sempre nella mia testa, al punto tale che non so cosa significa davvero “stabilirsi”. […] Un giorno, il maestro ci ha annunciato che avremmo visto una proiezione in classe. Abbiamo lanciato delle grida di gioia: era una cosa così rara! Abbiamo riposto in fretta le nostre cose, abbiamo chiuso le tende, e, nella penombra, i titoli di testa sono apparsi sullo schermo. […] Improvvisamente vedo capanne fatte di tavole, bambini zozzi, immondizia, fango, carcasse, automobili, mosche… Un vero incubo! Ero sicuro che presto mi avrebbero riconosciuto! Avevo la cacarella dalla paura e stavo già scomparendo sotto il banco, morto di vergogna, quando ho sentito la voce del commentatore dire che questo succede in Sud America e che si chiama il “Terzo Mondo”. Comunque al “Terzo Mondo” del film mancavano due cose per somigliare veramente alla città di transito: il filo spinato e i pulotti! Il filo spinato mi ha sempre dato l’impressione di essere in una specie di prigione e i pulotti sorvegliavano l’unico ingresso della città di transito, di giorno e di notte. [2]

Taysir Batniji – GH0809, 2010

Taysir Batniji – GH0809, 2010

… Gaza non è la più bella delle città… / La sua costa non è la più blu tra i litorali delle città arabe / e le sue arance non sono le arance più belle del bacino del Mediterraneo. / E Gaza, non è la più ricca delle città… / né è la più progredita o la più grande, delle città; ma eguaglia la storia di una nazione. / Poiché è la più brutta agli occhi dei nemici, e misera e infelice e brutale. / Poiché è, di noi, la più capace a turbare l’umore del nemico e il suo riposo, / poiché è il suo incubo, / è arance disseminate di mine, infanti senza infanzia e vecchi senza vecchiaia, / e donne senza desideri, / e poiché è così, essa è la più bella tra di noi, e la più pura e la più ricca / e la più degna d’amore… [3]

Ahmed Mater – The Cowboy Code, 2011

Ahmed Mater – The Cowboy Code, 2011

Odio gli americani. Ho imparato a odiarli da mio padre, che è stato trattato male da Aramco; ecco perché mi sono unito all’organizzazione. […] Sono sempre stato contro il sistema classista, fin da quando ne divenni consapevole al villaggio. Mio padre era un nakhlawi: si alzava all’alba e andava a lavorare nella fattoria fino al crepuscolo, poi, quando i datteri erano maturi, la maggior parte la portava al suo padrone e quello che rimaneva per noi era ciò che il padrone non aveva voluto. I datteri, le mandorle, i cipollotti e le verdure migliori andavano sempre a lui. Non m’importa del Baath o di Nasser o della Libia, […] quello di cui m’importa è la giustizia ed ecco perché mi sono unito all’organizzazione. [4]

sx: Ayman Yossri Daydban – Ra’I, 2011 | dx: Ahmed Mater – The Cowboy Code, 2011

sx: Abdulnasser Gharem – The Stamp (Amen), 2011 | dx: Ayman Yossri Daydban – Ra’I, 2011

Un unico lenzuolo / Occulta la visione / E dio si agita. [5]

Mounir Fatmi – The lost Springs, 2011

Mounir Fatmi – The lost Springs, 2011

O tiranno oppressore / amante dell’oscurità, nemico della vita, / hai schernito i gemiti di un popolo debole / e il palmo della tua mano è tinto del suo sangue. / Hai gioito nel deformare il fascino dell’esistenza / e semini spine d’afflizione tra le sue alture. / Adagio! Che non t’ingannino la primavera, / la limpidezza dei cieli e la luce del mattino: / ché all’orizzonte sconfinato v’è l’orrore della tenebra, / e il rimbombo dei tuoni e l’infuriare dei venti. / Sta’ in guardia, ché sotto alla cenere v’è la fiamma / e colui che semina spine raccoglie ferite. / Contempla, là, ovunque hai mietuto le teste dell’umanità e i fiori della speranza / e hai dissetato col sangue il cuore della terra, imbevendola di lacrime fino all’ubriachezza. / Ti spazzerà via lo scorrere dei torrenti di sangue / e la tempesta che divampa ti divorerà. [6]

sx: Mounir Fatmi – The lost Springs, 2011 | dx: Kader Attia – La Colonne Sans Fin, 2010

sx: Kader Attia – La Colonne Sans Fin, 2010 | dx: Ziad Abillama – Untitled (Arabes), 2011

Le tombe di Carpentras sputavano cadaveri. La croce uncinata tormentava il mondo. Auschwitz riapriva le porte. I parigini rioccupavano la Bastiglia. Tutti i sentieri della rabbia conducono alla cittadella. Semiti, massoni, vu’ cumprà, parassiti, rospi, teppisti, apolidi, negri, meticci, idioti, vecchi rincoglioniti, bastardi, zulù, proletari, circoncisi, ostrogoti, mezzecalzette, plebaglia, zotici, trogloditi, leccaculi, feccia, scimmioni, tarantolati, anarchici, rossi, grigi, beur, tarati, sgualdrine, puttane, drogati, buoni a nulla, hippie, avvocati dei poveri, cretini, banditi, straccioni, fancazzisti, razze inferiori, maiali, socialisti, ecologisti, sionisti,  mocciosi, coglioni, stupidi, ipocriti, profittatori, arabi, gramigna, ebeti, banderuole, burattini, pretacci, democratici, omosessuali, abbronzati, marocchini, zingari, suonati, barboni, topi di fogna, canaglie, gang, consumatori d’ossigeno a tradimento, marmaglia, pirla, nani, cretini, idioti, imbecilli, ecc…, tutti quanti si riunirono ai piedi del memoriale. Akli, piccolo come Hitler, prese anche lui la Bastiglia. I politici, presenti alla marcia, sorridevano a trentadue denti e stringevano la mano di quei manifestanti che, tormentati dallo spauracchio della Notte dei cristalli, s’inginocchiavano davanti ai loro signori, venuti come dei salvatori, e giuravano di votare per Loro e… nient’altro che per Loro. [7]

Raafat Ishak – Responses to an immigration request from one hundred and ninety four governments, 2006-2009

Raafat Ishak – Responses to an immigration request from one hundred and ninety four governments, 2006-2009

“[…] Lì la terra si basa su queste forze, che l’hanno avvicinata alla perfezione.” “Mi troverai sincero”, dissi io con risolutezza. “Sarai ricompensato dimorando nella Terra di Gebel.” “Essa non sarà che una visita, dopo di che tornerò nella mia terra”, dissi con premura. Ed egli, con convinzione: “Là dimenticherai il mondo e tutto ciò che v’è in esso”. “Ma la mia patria ha bisogno di me…” Allora mi chiese, sorpreso: “E come mai la lasciasti?” “Intrapresi il viaggio nella speranza di ritornarvi con una conoscenza che potesse darle la salvezza”. Disse quindi il vecchio con indignazione: “Sei dunque un disertore: tu giustifichi con il viaggio una fuga dal dovere. Nessuno è emigrato qui senza prima aver compiuto quanto necessario, e tra essi v’è chi ha perduto il fiore della giovinezza in prigione per amore della guerra santa, non a causa di una donna”. “Ero un individuo solo di fronte a una totale tirannia…”, esclamai afflitto. “Questa è la giustificazione di un debole di carattere!” Lo implorai dicendo: “Che il passato sia ciò che è: la mia determinazione non verrà scoraggiata e la mia vita non sarà dissipata invano”. [8]

Mona Hatoum – Drowning Sorrows (Gran Centenario), 2002

Ma a Beirut… il domani non arriva mai. Nel mondo arabo domani può comprendere domani, la prossima settimana, il prossimo anno, o il prossimo secolo. […] Tutto stava andando storto. Dove vai a finire quando vuoi essere un’artista, ma ti rendi conto che è una parola che in arabo non esiste sul serio? Che se dici artista potrebbe essere tradotto con “prostituta slava”? Che se dici artista, la gente presume semplicemente che sei una tossicodipendente o una hashesh? Che se dici artista, vuol dire che non hai fatto nulla nella vita, ma sei a caccia di marito? Che se dici artista, significa che non eri abbastanza brava in matematica e quindi non otterrai mai un lavoro di alto livello? […] Che se dici artista, tutto ciò che t’interessa veramente è scopare? Che se dici artista, vuole dire che sei ancora attaccata all’idealismo arabo Anni ’70? Che se sei un’artista, tutto ciò che fai è dipingere selvaggi cavalli arabi al galoppo e scolpire pugni che escono fuori dal marmo? Che se sei un’artista, vuol dire che hai bisogno di aiuto, che la gente dovrebbe essere dispiaciuta per te perché non sei in grado di fare altro? Perché voler fare l’artista quando si può diventare banchiere, avvocato o magnate della pubblicità? Per quasi tutta la vita, sono cresciuta credendo di essere invicibile; di essere una discendente di Jor-El. Ma dopo un po’ di anni a Beirut, il mio spirito fu messo alla prova. […] I miei colleghi artisti si stavano vendendo al miglior offerente. Passavo più tempo negli ipermercati che nel mio studio. I miei libri stavano raccogliendo polvere. La mia penna si era inaridita. Bevevo. Bevevo. Bevevo. Volevo dimenticare le delusioni. Trovare pace. Velocemente. […] Il mostro iniziò a mangiare il poeta. E infine caddi. Smisi di dormire. Smisi di mangiare. Smisi di bere. Smisi di respirare. Smisi di vivere. [9]

sx: Nadia Kaabi-Linke – Flying Carpets, 2011 | dx: Manal Al Dowayan – Suspended Together, 2011

Manal Al Dowayan – Suspended Together, 2011

Ha mescolato acido di inchiostro con il sale / del mare e ferite dell’anima. / Ha mescolato / ha scritto su un deserto calloso / e carta clemente / ali e desideri / e ha cercato di volare. [10]

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[1] Fawziyya Abu Khalid: Qasidat an-Nisa’ (estratto)

[2] Jérôme Ruillier: Les Mohamed. D’après le livre Mémoires d’Immigrés de Yamina Benguigui, Paris, Éditions Sarbacane 2011

[3] Mahmoud Darwish: Samt min ajli Gaza (estratto)

[4] Turki al-Hamad: Adama, London, Saqi Books 2003

[5] Islam Samhan: A chi porti la rosa?, traduzione italiana a cura di Valentina Colombo, Novara, Interlinea Edizioni 2009

[6] Abou el Kacem Chebbi: Ila Tughat al-Alam

[7] Ameziane Kezzar: Les futurs déportés, in La fuite en avant, Alger, EDIF 2000, 2001

[8] Naguib Mahfuz: Rihlat Ibn Fattuma, al-Qahirah, Dar el-Shorouk 2008

[9] Zena El Khalil: Beirut, I Love You, Beirut, Saqi Books 2009

[10] Fawziyya Abu Khalid, Esperimento, in Non ho peccato abbastanza, a cura di Valentina Colombo, Milano, Mondadori 2007

altre 10 idee su dove viaggiare a settembre

3 agosto 2012

Ancora dal libro Travel: Where to go When di Craig Doyle (collana Eyewitness Travel, edizioni DK), ecco altre 10 idee interessanti sulle mete consigliate per il mese di settembre.

  • Diario alla pescatora: una settimana nell’Irlanda Occidentale (Galway, Irlanda)

Si dice che il Galway International Oyster Festival sia il festival più longevo d’Irlanda e continua a essere molto popolare, fornendo ai festaioli un’ultima occasione di baldoria dopo l’estate. La festa in sé dura quattro giorni, ma una settimana a Galway vi permetterà di avere tempo in abbondanza per godervi la città e lo splendido circondario.

Maggiori informazioni: www.galwayoysterfest.com

  • Diario bavarese: tre giorni all’Oktoberfest (Monaco, Germania)

L’Oktoberfest di Monaco di Baviera (metà settembre – inizio ottobre) è la festa più grande al mondo dedicata alla birra, una chiassosa ma affascinante celebrazione del Gemütlichkeit (facciamo che significa “essere a proprio agio”, ma il concetto vero e proprio è intraducibile in italiano, ndCITS) tedesco fatta di birra, Brez’n (salsicce) e divertimento per ben 16 giorni. Cercate di arrivare in tempo per la parata inaugurale: un’esperienza indimenticabile.

Maggiori informazioni: www.oktoberfest.de

  • Diario litoraneo: una settimana in gulet (costa della Licia, Turchia)

Grazie al clima caldo ma non torrido, settembre è un periodo ottimale per una crociera della Turchia in gulet. I viaggi possono essere personalizzati per adattarsi alle preferenze del gruppo. Una settimana è abbastanza per girare le attrazioni principali della Turchia sud-occidentale, ma dieci giorni sarebbero più comodi, lasciando il tempo anche per qualche passeggiata e per un po’ d’immersioni e di snorkelling.

Maggiori informazioni: www.tourismturkey.org

  • Diario orientale: una settimana nella Città Imperiale (Pechino, Cina)

Non solo Pechino è una città vasta e tentacolare che contiene una lunga lista di luoghi imperdibili per un turista, inoltre, nelle sue vicinanze ci sono due attrazioni imprescindibili: le tombe della dinastia Ming e la Grande Muraglia, entrambe gite di un giorno partendo dalla città. Una settimana è il minimo indispensabile per vedere anche solo le bellezze principali della capitale cinese.

Maggiori informazioni: www.cnto.org

  • Diario degli aceri: tre giorni ad ammirare le foglie (Vermont nord-orientale, USA)

I rossi fiammeggianti e i dorati degli aceri e di altre angiosperme che si stagliano contro uno sfondo di pini verde scuro danno vita ogni anno nel Vermont a un autunno spettacolare, attirando visitatori da tutto il mondo. Un giro nel cosiddetto “Northeast Kingdom” vi permetterà di godere dei colori senza incontrare le folle che si trovano in altre parti dello Stato.

Maggiori informazioni: www.travel-vermont.com

  • Diario da Big Smoke: cinque giorni assaporando i luoghi (Londra, Regno Unito)

Le ricchezze accumulate nei musei e nelle gallerie di Londra devono essere assaporate, quindi unitele a passeggiate lungo le strade e le piazze. Se siete in città durante il weekend, Londra ospita alcuni mercati favolosi: il Columbia Road Market nell’East End e il Borough Market a Southwark sono appena due che vale la pena visitare.

Maggiori informazioni: www.visitlondon.com

  • Diario fiorito: una settimana di meraviglie botaniche (arcipelago di Madera, Portogallo)

Settembre è un ottimo periodo per visitare Madera: il clima è ancora al meglio, le folle sono scomparse e la campagna appare bellissima. Inoltre, questo mese vede lo svolgimento di vivaci festival enologici a Funchal ed Estreito de Câmara de Lobos, quest’ultimo in particolare vale la pena di essere scovato per la sua atmosfera locale genuina.

Maggiori informazioni: www.madeiratourism.org

  • Diario itinerante: una settimana di sole autunnale (Provenza, Francia)

Durante tutto il mese di settembre ci sono festival e fiere enologiche, in particolare la Féria des Vendanges a Nîmes e la Féria du Riz (con uno spiccato retrogusto spagnolo di corride e sangria) ad Arles. Noleggiate un’automobile e assaporate questa bellissima regione.

Maggiori informazioni: www.provenceweb.fr

  • Diario desertico: cinque giorni tra le sabbie color albicocca (Parco nazionale di Namib-Naukluft, Namibia)

L’anello del sud della Namibia può essere percorso in 4-5 giorni, o di più se si prolunga il viaggio per includere il Fish River Canyon vicino al confine sudafricano. Con più tempo, potreste aggiungere la Namibia nord-occidentale, con i suoi superbi siti di arte rupestre e gli straordinari elefanti del deserto.

Maggiori informazioni: www.namibiatourism.com.na

  • Diario della caldera: quattro giorni con vista (Santorini, Grecia)

Settembre vede le folle diminuire, mentre i giorni rimangono assolati e le sere miti. La cittadina di Fira è turistica e vivace, mentre la più tradizionale Oia integra perfettamente la bellezza spettacolare dell’isola. Prolungate il vostro viaggio aggiungendo all’itinerario qualche giorno ad Atene.

Maggiori informazioni: www.santorini.com

dove viaggiare a settembre: Borneo

1 agosto 2012

Le informazioni che seguono sono tradotte dal libro della collana Eyewitness Travel Travel: Where to go When, curato da Craig Doyle.

Isola del Borneo – esemplare di orango (foto di Neil da Wikipedia*)

Avventure nella foresta pluviale.

Con i suoi picchi rocciosi e le foreste avvolte nella foschia, i fiumi impetuosi, le coste ricoperte di mangrovie e le barriere coralline, il Borneo è il Paradiso in terra. La terza isola al mondo per dimensione è ricca di biodiversità e è l’ambiente naturale di circa 15.000 specie di piante da fiore, comprese molte orchidee rare e l’enorme rafflesia, che misura un metro in larghezza ed emette un odore pungente e molto sgradevole. Conosciuto come “l’isola tra le nuvole”, il Borneo è il centro evolutivo di molte specie selvatiche endemiche come l’elefante asiatico, il rinoceronte di Sumatra e il leopardo nebuloso della Sonda. La foresta pluviale, che contiene alberi che si innalzano fino a 75 m, è inoltre l’habitat naturale dell’orango del Borneo, specie in pericolo, mentre le acque costiere che circondano l’isola mantengono un magnifico ecosistema che abbonda di vita sottomarina, coralli e  varietà di tartarughe, tra cui la tartaruga embricata e la tartaruga verde.

Non sorprende quindi che il Borneo rappresenti l’ambiente giusto per audaci avventure, presentando ottime possibilità di osservare la fauna selvatica e di fare alpinismo, escursionismo e rafting. Le immersioni sono particolarmente belle al largo delle isole di Sabah, nel nord della Malesia. Prendete in considerazione di scalare il Monte Kinabalu: dovrete mettere in conto due giorni per salire e scendere la montagna, ma, se siete abbastanza fortunati da trovare un mattino di cielo terso, le vedute dalla cima sono straordinarie. Se volete esplorare ulteriormente l’isola, il Brunei ospita il Parco nazionale di Ulu Temburong, “il gioiello verde” del piccolo sultanato, mentre il Kalimantan (Indonesia) è la quintessenza della giungla, tanto che alcune parti di essa rimangono inesplorate ancora oggigiorno. Immaginate un rigoglioso paesaggio gocciolante, foreste torbiere, e villaggi tradizionali con case lunghe di bambù che poggiano su palafitte. Fantasticate di trovarvi faccia a faccia con i mitici cacciatori di teste del Borneo, la tribù dei daiacchi, stanziati sulle alture del Kalimantan interno: nonostante abbiano avuto più o meno lo stesso modo di vivere nel corso degli ultimi mille anni, essi fortunatamente non praticano più la caccia alle teste. Un viaggio in Borneo dà la sensazione di aver fatto un passo indietro nel tempo in una terra che deve ancora essere scoperta del tutto, aprendo infinite opportunità ad avventure esaltanti.

I rinoceronti di Sumatra

Il rinoceronte di Sumatra un tempo si aggirava su quasi tutta l’isola del Borneo, ma ora viene avvistato raramente, e le prove che il loro declino numerico si stia stabilizzando sono scarse. Il rinoceronte, attualmente nella lista delle specie “in pericolo critico” con meno di 300 esemplari rimanenti allo stato brado, viene cacciato illegalmente per il suo corno, sia per motivi ornamentali che per leggendarie proprietà terapeutiche. Conosciuto anche come “rinoceronte peloso”, il rinoceronte di Sumatra può essere riconosciuto dal pelo lungo e dal colore marrone-rossastro.

  • Diario isolano: dieci giorni in lungo e in largo per Sabah

Il Borneo è costituito dal Brunei e da enclavi malesi e indonesiane. Per sfruttare al meglio il tempo a vostra disposizione, la cosa migliore è concentrarsi su una sola area. Il Borneo malese, e in particolare lo Stato di Sabah, nel nord, è probabilmente il più accessibile dei tre, ma se avete più tempo da dedicare al viaggio, allora vale la pena un’esplorazione più approfondita.

giorni 1-2: arrivati a Kota Kinabalu, camminate su per Signal Hill per ammirare la baia, comprate souvenir al Pasar Filipino (il mercato dell’artigianato, ndCITS) e visitate il Museo Statale. Poi saltate su una barca in direzione delle splendide isole del vicino Parco nazionale Tunku Abdul Rahman e infine prendete un autobus per andare al bellissimo Parco nazionale di Kinabalu.

giorni 3-4: alzatevi presto per scalare il Monte Kinabalu (la salita dura due giorni, con una sosta notturna a Laban Rata). In alternativa, seguite i sentieri forestali e godetevi un bagno rilassante alle sorgenti termali di Poring.

giorni 5-7: dirigetevi a Sandakan, una buona base per i luoghi d’interesse turistico della zona. Visitate il Sepilok Orang Utan Rehabilitation Centre di fama mondiale. Fate un safari sul Sungai Kinabatangan, il fiume più lungo di Sabah, o passate una giornata facendo rafting sull’impetuoso fiume Padas attraverso la spettacolare gola. Recatevi al Parco nazionale delle Turtle Islands per osservare le tartarughe in acqua o sulla spiaggia.

giorni 8-9: dirigetevi verso sud a Semporna, da dove potrete prendere una barca per raggiungere lo stupendo Parco di Pulau Sipadan: è una piccola isola – ci vuole solo un’ora per girarla – ma è un posto eccezionale per le immersioni. Se non fate immersioni, ma volete provare, qui potete fare un corso.

giorno 10: ritornate a Kota Kinabalu o, se avete più tempo, continuate a esplorare – in direzione sud nel Sarawak (un altro Stato malese) per vedere la vivace cittadina di Kuching e il bellissimo Parco nazionale di Gunung Mulu; o nel minuscolo Sultanato del Brunei per vedere il cosiddetto “gioiello verde”, il Parco nazionale di Ulu Temburong; oppure nel Kalimantan (Borneo indonesiano) per conoscere i tradizionali villaggi montuosi dei cacciatori di teste.

  • Cosa fare e cosa non fare

Sì: quando soggiornate nella giungla, controllatevi le scarpe prima di indossarle: ad alcune creature piace nascondercisi dentro.

No: non nutrite né toccate gli oranghi: minerebbe la loro capacità di cavarsela da soli allo stato brado. Inoltre, toccandoli potreste esporli a delle malattie umane alle quali sono altamente vulnerabili.

Sì: usate delicatezza quando vi immergete o fate snorkelling nei dintorni della barriera corallina: i coralli vivi vengono facilmente danneggiati dal contatto con i subacquei e le loro attrezzature.

  • Informazioni utili

– Arrivare: l’isola del Borneo è in Asia sud-orientale. Dal punto di vista amministrativo è divisa tra Indonesia, Malesia e Brunei. Kota Kinabalu è il principale punto d’accesso dell’isola con voli regolari da Kuala Lumpur e Singapore.

– Muoversi: gli autobus collegano tutte le mete turistiche più importanti. Nelle città di regola ci sono taxi e minibus in abbondanza.

– Clima: il Borneo vanta un clima equatoriale con temperature di 27 – 32°C.

– Sistemazione: l’hotel Kinabalu Daya, a Kota Kinabalu, è molto popolare (doppie da €25), mentre il lussuoso Shangri-La Tanjung Aru Resort, appena fuori città, è situato sul mare (doppie da €115 circa). Il Sutera Sanctuary Lodges gestisce tutte le sistemazioni nel Parco di Kinabalu (doppie a partire da 25 euri). [TimeOut Abu Dhabi consiglia inoltre il Bunga Raya Island Resort, dove una villa per due persone parte da €440 a notte]

– Mangiare: il cibo malese combina in maniera unica influssi indiani, cinesi e indigeni. Assaggiate il roti canai (pane non lievitato servito con curry) e il mee goreng (noodle fritti al curry). Mangiate nei mercati notturni, dove i piatti solitamente costano meno di 1 euro.

– Prezzo per due persone: tra i 75 e i 100 euri al giorno circa, comprensivi di sistemazione, cibo e spostamenti locali.

– Ulteriori informazioni:  www.sabahtourism.com

guida di Kota Kinabalu su Wikitravel (EN)

i miei link su Brunei Darussalam, l’Indonesia e la Malesia

* la foto è presa da qui

una gita a… ?

24 luglio 2012

In senso orario dall’alto: foto 1, foto 2, foto 3, foto 4, foto 5, foto 6*

In quale cittadina si trova ciò che le sei fotografie riproducono?

(cliccandoci sopra, il cruciverba si apre più grande)

ORIZZONTALI: 1. L’autore di Guernica – 8. Importante fiume della Penisola iberica – 11. Lo pseudonimo con il quale era famoso il fumettista Jean Giraud – 18. Foto 2 – 20. Vento della Provenza – 23. Foto 1 – 25. Articolo determinativo femminile – 26. Il nome del regista Kurosawa – 28. Colpevole – 29. Si taglia alle feste – 30. Lega di pallacanestro degli Stati Uniti – 31. Foto 5 – 33. Il quotidiano fondato da Gramsci – 35. L’aria del poeta – 37. Articolo spagnolo – 38. Congiunzione eufonica – 39. Foto 4 – 42. Invalidi – 43. Foto 3 – 51. Il nome dell’attore Gullotta – 54. Esclamazione di meraviglia – 55. Il cognome della brigatista Mara, moglie di Renato Curcio – 57. Sigla automobilistica internazionale della Costa Rica – 58. Caverna buia e squallida – 60. Un membro dell’aristocrazia etiope – 61. Foto 6 – 64. Il Polo Nord e la zona geografica circostante – 67. Rappresentazione mentale – 68. La più orientale delle isole greche – 69. La farina più pura – 70. La mèta della nostra gita (Novara).

VERTICALI: 1. Grande felino diffuso nel continente americano – 2. Imposta comunale sugli immobili – 3. In Italia ce ne sono quattro – 4. Il nome della Lindgren, autrice di “Pippi Calzelunghe” – 5. Comune veneziano lungo la Riviera del Brenta – 6. Ha valore condizionale – 7. Olympique Lyonnais – 8. È famoso quello di Scipio – 9. Rumore assordante – 10. Iniziali del regista Scott – 11. Il cognome di Papa Paolo VI – 12. Decorato – 13. Il nome di Greggio – 14. La parte terminale della ruspa – 15. La madre di Caterina d’Aragona – 16. Nota università della California – 17. Un aggettivo e un vino – 19. Vi si cuociono pane e dolci – 21. Elemento indispensabile alla vita – 22. Perse la gara di corsa con la tartaruga – 24. La prima nota musicale – 27. Tipo di pane indiano – 31. Vulcano dell’Indonesia – 32. L’equivalente in Marina del Col. – 33. Osso dell’avambraccio – 34. C’è quello scolastico e quello solare – 36. Le consonanti in orlo – 40. Strutture architettoniche curve – 41. L’altro nome del lago di Como – 44. Pungente – 45. Nome femminile biblico – 46. È difficile che per la sua cruna passi un cammello – 47. Non molto – 48. Lo zinco sulla tavola periodica – 49. Grande lago salato dell’Asia – 50. Ispidi, pungenti – 52. L’inconscio di Freud – 53. Strumento musicale a fiato – 56. Schermo a cristalli liquidi – 59. Una varietà di rose – 62. La targa di Aosta – 63. Casa di elettrodomestici coreana – 65. Le iniziali del compositore Leoncavallo – 66. Uno dei mestieri più diffusi in Italia, soprattutto in periodo di Mondiali.

(* tutte le foto sono prese da Google Images)

piccola guida di sopravvivenza al Ramadan

20 luglio 2012

L’anno scorso la cugina di mia cugina, su proposta del suo agente di viaggio, è venuta in viaggio di nozze a Dubai durante il Ramadan e, nel raccontare l’esperienza, non ha avuto che parole negative: eh ed era talmente caldo che non potevamo uscire, eh ed era Ramadam quindi non potevamo neanche mangiare a bordo piscina, eh e mio marito stava per essere messo in galera perché stava bevendo un po’ d’acqua per strada, eh ma chi lo sapeva che ci sta ‘sto Ramadam con tutte ‘ste leggi, eccetera, eccetera, eccetera, ecc… che io dico, ma benedetto Iddio, è possibile che tu agente di viaggio non ti renda conto che se due settimane a Dubai costano così poco è perché ad agosto ci sono temperature infernali? Ed è possibile che tu non sappia (o non avverta i tuoi clienti) che Dubai si trova in un Paese musulmano e che in tutto il mondo i musulmani festeggiano un mese che si chiama Ramadan durante il quale si mangia solo dopo il tramonto? Ok, in tanti Paesi (Egitto, Libano, Tunisia…) i ristoranti sono aperti e si può mangiare per strada anche durante il digiuno, ma qui NO e forse un agente di viaggio farebbe bene a informarsi un po’ sulle destinazioni che propone ai suoi clienti, e sui loro usi e costumi. O no?

Comunque, ripensando a questa storia, ho preparato una breve guida del Ramadan negli Emirati Arabi Uniti per sciogliere tutti i dubbi di turisti e residenti di lingua italiana… ma come sono brava, eh?! ;P

Basta cliccare sul link qui sotto (Ramadan_2012) per aprire il file in .pdf da salvare. Enjoy!

Ramadan_2012